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Città

Oria, insieme a Trani, Bari e Otranto, è stata una delle località pugliesi con presenza ebraica più numerosa e attestata più a lungo, dall’epoca romana fino al 1541, quando tutti gli ebrei furono espulsi dall’Italia meridionale.

La comunità di Oria si sarebbe formata dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, quando Tito ordinò il trasferimento di cinquemila prigionieri di guerra a Taranto e in Terra d’Otranto.

La città fu però saccheggiata nel 925 da musulmani di Sicilia che sterminarono la maggior parte della popolazione, tra cui molti ebrei. Il gruppo ebraico fu decimato e molti dei superstiti ridotti in schiavitù. Tra questi c’era il dodicenne Shabbetai Donnolo (913-985), che fu riscattato a Taranto da parenti: diventerà il medico e filosofo animatore dell’Accademia di studi rabbinici che attirò in Puglia studiosi da tutta la diaspora. Parafrasando un versetto del profeta Isaia, si diceva infatti «Da Bari proviene la Legge e da Otranto la parola di Dio». Nella seconda metà del IX secolo Amittai ben Shefatiah, esegeta biblico e poeta sinagogale, fu maestro dell’Accademia di Oria.

In città esiste oggi la Porta degli Ebrei, detta anche Porta Piazzella o Porta Taranto, nei pressi della quale è stata disposta una grande menorah in bronzo. La porta, che risale al XV secolo, si trova nella parte occidentale della città e delimita il piccolo quartiere (giudecca) istituito sotto il principe di Taranto Filippo II, oggi conosciuto come Santa Giudea. Nel quartiere è stato identificato il sito della sinagoga presso il pozzo della Maddalena, all’imbocco della via di Francavilla.

Il vessillo del rione Giudea ha una menorah in campo bianco e azzurro.