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Città
La prima presenza ebraica stabile a Mondovì risale al 1584, quando ad Aaron Sacerdote fu concesso di tenere un banco di prestito. Si formò un piccolo nucleo ebraico che divenne centro di riferimento anche per le famiglie residenti nelle campagne circostanti.
Il ghetto fu istituito nel 1723 nella parte collinare della città (Piazza), alle cui pendici si estende il quartiere più popolare (Breo). Nel 1724 fu scelto un caseggiato in contrada Vico, via commerciale toccata dal percorso delle processioni cattoliche. Particolarità del ghetto sono il diretto affaccio su una via principale e la contiguità con le abitazioni cristiane; fu per questo motivo che il ghetto di Mondovì non ebbe mai veri e propri cancelli ma solo l’innalzamento di muri e il tamponamento di aperture preesistenti. All’interno, varchi e ballatoi consentivano la comunicazione fra i diversi ambienti evitando di attraversare lo spazio esterno.Nel corso del Sette e Ottocento l’autorità civile aveva autorizzato ampliamenti dell’originario nucleo abitativo, resi necessari per l’incremento della comunità, che a fine secolo contava 92 persone.

Nonostante l’aggiunta di volumi recenti all’interno dei cortili, il tessuto edilizio del ghetto rimane tuttora riconoscibile.

In tutti i territori sabaudi l’età dei ghetti si chiude nel 1848. Sin dal breve periodo di emancipazione sotto il governo napoleonico gli ebrei acquistarono alcune delle proprie residenze del ghetto o nell’area circostante; oggi rimane alla Comunità ebraica di Torino la piccola sinagoga barocca, celata all’ultimo piano dell’edificio in via Vico 65.


Via Vico