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Chiesa di Santa Maria della Vittoria

Edificata fra il 1495 e il 1496, la chiesa sorge al posto della casa appartenuta al banchiere ebreo Daniel Norsa. Questi l’aveva acquistata nel 1493 ottenendo il permesso di rimuovere dalla facciata un’immagine sacra. Il gesto aveva tuttavia suscitato sdegno da parte del popolo, che durante la processione per la festa dell’Ascensione aveva oltraggiato la casa con insulti e lancio di pietre. Il consigliere del duca Francesco II, frate Girolamo Redini, chiese che il sacrilegio fosse punito in forma palese con la demolizione dell’edificio e la costruzione di una nuova chiesa (finanziata dallo stesso Norsa) da dedicare alla Vergine. In aggiunta, il duca obbligò il banchiere a finanziare anche una pala commissionata al Mantegna che lo rappresentava nell’atto di rendere grazie alla Vergine detta “della Vittoria” per la vantata recente vittoria di Francesco sui Francesi a Fornovo (1495). Il quadro mantegnesco si trova oggi al museo del Louvre.

L’episodio è inoltre ricordato in una tela, realizzata per la nuova chiesa e successivamente trasferita nella basilica di Sant’Andrea (seconda cappella destra). Il dipinto rappresenta una Madonna con bambino cui San Girolamo offre il modello della chiesa; ai loro piedi, un gruppo di quattro ebrei – verosimilmente la famiglia Norsa – con espressione afflitta e il cerchio giallo sulle vesti, segno distintivo allora imposto alla popolazione ebraica. Un cartiglio in alto nel quadro recita: “debellata iudeorum temeritate”.


Via Monteverdi / via Fermelli